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Pensioni: Cgil da Consulta conferma che la Legge Fornero va cambiata


Con sentenza n. 75 del 10 marzo 2015, depositata in Cancelleria il 30 aprile 2015, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 24, comma 25, del decreto legge 201/2011 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità ed il consolidamento dei conti pubblici) convertito, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1 della legge 214 /2011, nella parte in cui prevede che “In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall'articolo 34, comma 1 della legge 448/1998, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS nella misura del 100%”. La Corte ha ritenuto la norma illegittima con riferimento agli articoli 3, 36, primo comma, e 38, secondo comma, della Costituzione. Ricordiamo, comunque, che solo a seguito delle iniziative assunte dai sindacati confederali e dai sindacati dei pensionati la Camera aveva modificato la norma originaria del decreto legge 201/2011 (che prevedeva la rivalutazione al 100% solo per le pensioni di importo complessivo fino a due volte il trattamento minimo) riconoscendo, per gli anni 2012 e 2013, il diritto alla rivalutazione automatica nella misura del 100% “esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo”.
La Corte Costituzionale ha ritenuto fondata la questione di costituzionalità che le è stata posta dal Tribunale di Palermo, dalla Corte dei Conti dell'Emilia Romagna e dalla Corte dei Conti dela Liguria sulla base delle seguenti motivazioni. Violazione dell'articolo 38, secondo comma della Costituzione, poiché l'assenza di rivalutazione impedisce la conservazione nel tempo del valore reale delle pensione, menomandone l'adeguatezza. Violazione dell'articolo 36, primo comma della Costituzione, in quanto il blocco della perequazione lede il principio di proporzionalità tra la pensione, che costituisce il prolungamento della retribuzione in costanza di lavoro, e il trattamento retributivo percepito durante l'attività lavorativa.
Violazione del combinato disposto degli articoli 36, 38 e 3 della Costituzione poiché la mancata rivalutazione, violando il principio di proporzionalità tra pensione e retribuzione e quello di adeguatezza della prestazione previdenziale, altera il principio di uguaglianza e ragionevolezza, causando un irrazionale discriminazione in danno della categoria dei pensionati.
La Corte Costituzionale ha più volte citato la precedente sentenza n.316 del 2010. Con tale sentenza la Corte aveva posto in evidenza la discrezionalità di cui gode il legislatore, sia pure nell'osservare il principio costituzionale di 2 proporzionalità ed adeguatezza delle pensioni, ed aveva ritenuto non illegittimo l'azzeramento, per il solo anno 2008, della rivalutazione delle pensioni superiori ad otto volte il trattamento minimo INPS. Nel contempo la Corte aveva però lanciato un monito al legislatore, poiché la sospensione a tempo indeterminato del meccanismo perequativo, o la frequente reiterazione di misure intese a penalizzarlo, entrerebbero in collisione con gli invalicabili principi della ragionevolezza e della proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto delle pensioni e con “irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività”(sentenza Corte Costituzionale n. 349 del 1995). Secondo la Corte, quindi, il monito a suo tempo indirizzato al legislatore con la sentenza 316/2010 non è stato ascoltato. Con la norma ora dichiarata incostituzionale si è, infatti, violato l'invito della Corte, prevedendo l'azzeramento della perequazione per i trattamenti pensionistici di basso importo, per due anni consecutivi e senza alcuna successiva possibilità di recupero. La sentenza della Corte Costituzionale è estremamente chiara e ben motivata. Si tratta ora di capire come verrà applicata: anche se una cosa è certa, la sentenza deve essere applicata e ai pensionati deve essere restituita la rivalutazione che era stata bloccata. La stampa farebbe bene a parlare dei diritti dei pensionati che erano stati negati senza indugiare in articoli drammatici sui costi dell'operazione e sulla necessità di rivedere di nuovo in negativo la questione delle pensioni. Il governo farebbe bene, invece, a convocare subito i Sindacati per aprire un tavolo di confronto sulla legge Fornero. Una legge che ha creato l'emergenza sociale dei lavoratori da salvaguardare (sono già state approvate sei salvaguardie, la Commissione Lavoro della Camera dovrà cominciare a discutere sui ddl che prevedono la settima), che perde pezzi (vedi sentenza della Corte Costituzionale), che ha creato tante iniquità e disparità, che non ha previsto alcuna gradualità nella sua applicazione innalzando l'età pensionabile in un sol colpo anche per periodi di 7 o 10 anni. CGIL CISL e UIL hanno varato da tempo la Piattorma unitaria per le modifiche da apportare alla legge Fornero:è necessario che il Governo esca dal silenzio e/o dai continui rinvii della discussione (ora si parla della prossima legge di stabilità) e inizi subito il confronto con i Sindacati.


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